Lo scopo documentativo della fotografia

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Oggi volevo raccontarvi  un esperienza che per me è risultata rivelatrice….

Nello scorso week-end ho partecipato, presso il Leica Store della mia città, ad un incontro organizzato per la presentazione del nuovo libro del Fotoreporter italiano Valerio Bispuri.
Molti di voi sicuramente conosceranno questo fotografo romano che negli ultimi 15 anni è vissuto fra l’Italia e il Sud America ed è venuto agli onori della cronaca per i suoi reportage sempre molto coinvolgenti.
La presentazione era incentrata sul suo nuovo libro: PACO a drug story.

Il Paco è una droga che si ottiene dagli scarti di lavorazione della cocaina.
Nasce in Argentina come droga dei poveri, in quanto una dose la si può trovare per 50 pesos(2 euro). Per l’aggravarsi della situazione economica si sta diffondendo negli ultimi anni alla media borghesia e in molti altri stati del continente.
E’ una droga che, una volta fumata, dà velocemente dipendenza ed ha effetti devastati sulla psiche umana.
Le persone che ne fanno uso riportano danni celebrali irreversibili e nella maggior parte dei casi trovano la morte entro un anno.

Il fotografo, presente all’evento, nel giro di pochi minuti ci ha trasportati in Sud  America ed immerso in una realtà completamente diversa dalla nostra quotidiana.
Ormai tutti i giorni siamo invasi da una marea di immagini e video che ci danno una visione sempre più cruenta e sensazionalistica di ciò che accade nel mondo e che ci distacca, e rende sempre più insensibili, da una realtà che è molto diversa da quella che percepiamo.
Valerio ci ha raccontato la sua esperienza mediante video, foto e racconti personali che  hanno lasciato la platea senza parole.
Ogni passaggio della storia era un nuovo pugno allo stomaco, ma allo stesso tempo permetteva di addentrarsi in essa e comprenderla meglio.
Il racconto fotografico, infatti, non riguarda solo il Paco di per sé, ma rappresenta la vita quotidiana delle persone coinvolte, di quelle che le circondano e il contesto sociale in cui vivono.

Capire per conoscere e per trovare, se possibile, una via di uscita.

Per realizzare tutto ciò non basta fare un viaggio e  scattare una foto.
Bisogna scavare a fondo…
Per raccontare una storia devi prima conoscerne i suoi aspetti più profondi, conoscere le persone che ne saranno i protagonisti e  la loro vita. Vivere insieme la loro realtà e cercare di capirla per poi rappresentarla senza esserne travolti umanamente.

A completare l’incontro ci è stato presentato un altro suo lavoro terminato negli ultimi anni: Encerrados, un reportage in bianco e nero che documenta la realtà di vita dei detenuti delle carceri sudamericane e che rappresenta un altro spaccato di questa società degli ultimi anni.

Sentire tutto quello che ci è stato raccontato, oltre che  toccare umanamente,  mi ha fatto riflettere e capire cos’è la fotografia per me.
Non è la ricerca dell’immagine bella e fine a se stessa per ottenere facili like sui social, ma il riuscire a raccontare attraverso fotografie storie che possano trasmettere emozioni.
Quindi d’ora in poi cercherò di dirigere i miei sforzi in questa direzione: esistono centinaia di piccole e grandi storie, anche vicinissime a noi,  per lo più sconosciute.

Grazie a Valerio per questa esperienza e per  il bel pomeriggio trascorso insieme.

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, oltre ai due libri sopra citati editi dalla casa editrice Contrasto, segnalo la mostra “Paco. A drug story” ospitata al Museo di Roma in Trastevere.

Inoltre da non perdere il documentario realizzato per Sky arte che racconta l’esperienza   del fotografo nel progetto Paco
Qui sotto potete trovarne il link  su Youtube:
https://youtu.be/xnN3M2GftfI 

Ah! dimenticavo……
…..poteva mancare a fine incontro l’acquisto di una copia del libro che mi è stata autografata dall’autore?

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